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Implementazione della politica monetaria in Area Euro – Another Taylor’s rule approach

Il lavoro analizza il comportamento della BCE integrando le informazioni ottenute dalla stima della Taylor rule europea, e dalla comparazione con quelle tedesca e americana.Lo studio del comportamento delle autorità monetarie costituisce un riferimento informativo di estrema utilità sia per gli agenti economici, i quali hanno bisogno di tutti i dati potenzialmente disponibili per orientarsi razionalmente nelle scelte a cui sono chiamati; sia per le stesse autorità monetarie, le quali attraverso il cosiddetto learning by doing, sono in grado di apprendere i meccanismi che hanno determinato il successo delle strategie vincenti e di evitare gli errori commessi in passato. Un filone di analisi monetaria che si è sviluppato negli ultimi anni utilizza lo studio della funzione di reazione del policy maker al fine di descrivere e commentare le mosse delle autorità monetarie. Infatti, dall’articolo di Taylor (1993) in cui si introduceva la regola di politica monetaria nota come Taylor rule, si sono diramati numerosi studi che utilizzano tale proposta metodologica per descrivere la dinamica della variabile di policy in funzione di determinate variabili esplicative dello stato di salute dell’economia. Tuttavia, se analisi di questo genere sono facilmente implementabili per economie (come gli Stati Uniti) con una lunga storia alle spalle (il che significa disporre di serie storiche ampie ed altamente informative), l’utilizzo di questo approccio di analisi per l’area euro risulta soggetto ad angosciosi problemi economici e statistici. Infatti, la continua evoluzione del fenomeno di integrazione economica e monetaria dell’area e l’assenza di serie storiche robuste inducono nelle stime un grado di instabilità tale da erodere la capacità informativa delle analisi, e velare di incertezza i risultati prodotti.
In questo studio, consci dei problemi appena descritti, ma allo stesso tempo della necessità di continuare a produrre evidenze sull’attività del policy maker europeo, abbiamo ritenuto opportuno analizzare il comportamento della BCE integrando le informazioni ottenute dall’utilizzo di diversi approcci di ricerca: in altre parole, non fidandoci dei risultati derivanti dall’impiego di un unica metodologia, abbiamo stimato due versioni della regola di Taylor (foward-looking con interest rate smoothing la prima, foward-looking con interest rate smoothing e serial correlation la seconda) per periodi di tempo differenti ed utilizzando ora dati trimestrali, ora mensili. Inoltre, abbiamo effettuato un confronto grafico ed analitico tra la variabile di policy della BCE ed i tassi di interesse impliciti in due funzioni di reazione relative la prima, ad una autorità monetaria molto rigida nei confronti dell’inflazione (la Bundesbank), la seconda, ad una caratterizzata da un approccio più moderato ed una consistente attenzione alle dinamiche della crescita economica (la FED). Una volta messi sul piatto della bilancia tutti i risultati prodotti, è possibile ritenere che la BCE, durante il suo mandato, abbia seguito una politica di accorta stabilizzazione dell’inflazione, accompagnata da una crescente attenzione alla dinamica dell’output gap: le stime mostrano che i coefficienti relativi all’inflazione siano abbondantemente al di sopra del limite fissato dal Taylor’s Principle (in linea con i risultati ottenuti per Stati Uniti e Germania), e che quelli relativi all’output gap siano consistenti e statisticamente significativi (l’analisi comparata tra BCE e Bundesbank supporta l’ipotesi che la BCE sia stata di gran lunga più attenta alla crescita economica rispetto all’autorità monetaria tedesca). Lo studio riguardante il periodo 1972 – 1998 (ottenuta impiegando dati sintetici) mostra l’evoluzione della politica monetaria nel tempo, caratterizzata dal passaggio tra un approccio più “permissivo” e blando nei confronti dell’inflazione (1972 – 1980), ad uno di marcata volontà antinflazionistica (1982 – 1998), che si è poi mantenuto fino alla fine del 2001, data in cui si inizia a registrare ( in analogia a quanto osservato negli Stati Uniti, ma in misura minore) una leggera tendenza espansionistica.

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