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Narciso e Boccadoro

Introspettivo ed a tratti cervellotico, uno dei romanzi più celebri di Hesse.

Narciso, giovane novizio del convento di Mariabronn, capisce subito che quel fanciullo così diligente a scuola, ma così sognatore e innamorato del mondo non è fatto per intraprendere la vita monacale. La sua naturale inclinazione a comprendere l’essenza degli uomini sa già che quel ragazzo mite, bravo in greco e matematica quanto con la matita e il liuto possiede una intensa propensione verso il mondo dei sensi e delle immagini, che la sua vita spesa nell’intento di capire ed abitare il salotto della speculazione, sarebbe inaridita.
Quell’invito e la prima esperienza dell’amore dei sensi convincono Boccadoro, al quale la propria natura d’improvviso si disgela e lo inebria del proprio ardore. Boccadoro lascia il convento e intraprende il viaggio della crescita, della maturazione; vive la vita del vagabondo, senza fissa dimora, nessuna prospettiva di vita tranquilla e radicata lo affascina. Bello è ciò che non si conosce e domina; il vissuto, anche prossimo, non è che passato, improduttivo di nuove esperienze. Il cammino gli presenta nuovi compagni, amori, emozioni; fa di lui un artista scultore, un assassino e un sensibile difensore della vita… In Narciso e Boccadoro Hesse ripropone il tema, a lui caro, dell’unità degli opposti: nulla è completo finché il bianco non abbia conosciuto il nero e ne abbia fatto propria l’essenza.
Più interessanti sono le riflessioni dell’autore sull’arte e su Dio, dalla cui concezione a compartimenti stagni Narciso (ormai abate Giovanni) sembra allontanarsi dopo l’incontro finale con Boccadoro. Interessante e piacevole lo scambio di opinioni tra Narciso e Boccadoro sulle differenze tra pura speculazione e arte. Ultima nota, i protagonisti del romanzo sono figure eccezionali, fuori dal normale: una assonanza in molti degli scritti di Hesse.
Molto ben scritto (d’altronde non potevamo aspettarci altro dalla mano vellutata di Hesse), altamente introspettivo (tutto, persino la terza persona narrante, è specchio dell’anima dei personaggi), Narciso e Boccadoro è di sicuro un libro interessante, anche se alla fine si ha l’impressione che l’autore perda qualcosa per strada, che parte della carne messa sul fuoco sia lasciata ad incenerirsi invece che deliziare il palato del lettore.

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