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Secondo capitolo delle intercettazioni tra politica e finanza deviata. Spuntano D’Alema (“Bada a come parli” e “Facci Sognare”), Consorte (“Massimo noi ce la mettiamo tutta”), La Torre (“dobbiamo parlarci un po'”) e Ricucci (“Il compagno Ricucci all’appello”).

Continua la saga delle intercettazioni, con l’esilarante Ricucci, il riflessivo e metodico D’Alema, l’allineato Consorte e il simpatico La Torre.

D’Alema a Consorte: facci sognare
Il 7 luglio del 2005 Massimo D’Alema interviene in una telefonata tra Nicola La Torre e Gianni Consorte. Consorte spiega a D’Alema che riusciranno ad avere circa il 70% di Bnl:
– D’Alema: va bene. Vai avanti vai!
– Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
– D’Alema: facci sognare. Vai!
– Consorte: anche perchè se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perchè la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
– D’Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
– Consorte: esatto. È da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
– D’Alema: va bene, vai!

D’Alema: stai attento alle comunicazioni
«Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni». E’ questo il contenuto di una telefonata del 14 luglio 2005 tra Massimo D’Alema e Gianni
Consorte. Si tratta di una delle 73 telefonate di cui alcuni dei legali degli 84 indagati dell’inchiesta milanese su Antonveneta e su altre scalate come Bnl stanno prendendo visione al settimo piano del Palazzo di Giustizia dopo il deposito da parte del Gip
Clementina Forleo.
Il 14 luglio del 2005 D’Alema è a un convegno su Amendola in compagnia di Stefanini della Lega delle cooperative e appunto avverte Consorte della necessità di vedersi
di persona. D’Alema dice a Consorte di mettersi d’accordo con Nicola Latorre. Nella telefonata successiva viene raggiunto l’accordo tra Consorte e Latorre di vedersi a cena la domenica seguente a casa di Latorre.

 

Consorte a Fassino: «Abbiamo il 51% di Unipol
«Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini». Sono le parole che in una telefonata del 17 luglio del 2005 l’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte disse a Piero Fassino, segretario dei Ds
Ricucci a Latorre: datemi una tessera
Il 18 luglio 2005 Stefano Ricucci parla al telefono con Nicola Latorre:

– Latorre: Stefano!
– Ricucci: eccolo! Il compagno Ricucci all’appello!
– Latorre: (ride)
– Ricucci: ormai questa mattina a Consorte glielo ho detto: “datemi una tessera perchè io non gliela faccio piu”, eh!
– Latorre: ormai sei diventato un pericolo sovversivo.
– Ricucci: e sì, eh!
– Latorre: un pericolo sovversivo, rosso oltretutto.
– Ricucci: c’è anche il bollino stamattina!
– Latorre: sì.
– Ricucci: ho preso da Unipol io tutto… Ho preso, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol quindi…
– Latorre: sì sì.
– Ricucci: non ti posso dire niente, eh!
Latorre nel concludere la telefonata esorterebbe Ricucci a incontrarsi:

– Latorre: sì, sì, sì. No, ci do… non possiamo, dobbiamo parlarci un po’.

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