Economia

Fed, $200 miliardi di nuova liquidità – BCE ancora resiliente

La Fed continua ad immettere liquidità sul mercato, con una nuova operazione da $200 miliardi. E’ quanto si è appreso da un comunicato rilasciato dalla Banca Centrale Americana ieri, a mercati aperti. La nuova operazione prevede la concessione di prestiti a 28 giorni, e non più overnight, a tutti gli operatori finanziari che ne avranno bisogno, ed accetterà come garanzia anche strumenti legati a mutui purché con rating tripla A. Non sono stati chiariti, invece, i tempi e le modalità di un ulteriore intervento espansivo sui tassi di interesse. Ai prezzi attuali, i mercati scontano un intervento di 50-65 punti base tra la prossima e la successiva riunione del FOMC.

La mossa della Fed si distingue dall’easing implementato in precedenza, per essere focalizzata, oltre che al supporto degli istituti in potenziale crisi di liquidità (con un orizzonte temporale decisamente più lungo del normale overnight), alla ricostruzione del mercato dei prodotti legati al credito ed in particolare al settore dei mutui. Una domanda potenziale di $200 miliardi, infatti, dovrebbe garantire una buona tenuta dei valori di tali strumenti, evitando pericolose ripercussioni sui bilanci delle banche, e sulla capacità delle stesse di concedere finanziamenti all’economia (credit crunch).

La notizia è stata accolta come manna dal cielo da parte dei mercati finanziari, che ieri hanno messo a segno importanti rialzi: NASDAQ +4,06%, DOW JONES +3,55%, S&P MIB +2,09%, DAX30 +1,19%, CAC40 +1,33%.

Di visione diametralmente opposta la BCE, il cui Chairman Jean Claude Trichet ha continuato a rimarcare le problematiche derivanti dalle pressioni inflazionistiche esistenti nell’economia dell’Area Euro. Tuttavia, il suo ultimo discorso si è soffermato sulla forza dell’euro e sui relativi impatti per l’economia europea, lasciando prefigurare un’apertura ad un possibile taglio, peraltro già scontato dai mercati.

Le differenze di condotta dei due banchieri centrali non possono solamente essere spiegate da un differente background economico tra l’economia a stelle e strisce e l’economia del vecchio continente. L’ultimo intervento di Ben Bernanke è focalizzato a tamponare i problemi relativi agli strumenti finanziari connessi al mercato del credito, oltre che a stabilizzare i mercati colpiti da una importante crisi di liquidità. Tali problemi sono presenti anche in Europa, le cui maggiori banche hanno i propri bilanci pieni di derivati su crediti. In letteratura si dice che la Banca Centrale deve occuparsi di inflazione, lasciando la crescita alla politica economica dei governi, in ragione della differente efficacia degli strumenti a disposizione alle due istituzioni. Lo scenario attuale non richiede un intervento della Banca Centrale direttamente indirizzato al sostegno del Pil (che continuerebbe ad essere una priorità di esclusivo appannaggio dei governi nazionali), ma alla salvaguardia del sistema finanziario, in quanto unico soggetto ad avere gli strumenti idonei per intervenire. Chi avrà ragione? Come spesso accade quando ci sono di mezzo previsioni economiche, non ci rimane che ricordare il Poeta: ai posteri l’ardua sentenza…

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