Economia

Economics Update – Case, banche e fiducia

Mentre i mercati finanziari stanno cercando di alzare la testa, dal fronte macroeconomico arrivano notizie poco confortanti. Tre i fronti caldi: implosione del mercato real estate americano, deciso calo della fiducia dei consumatori, instabilità nel settore bancario. Triade pericolosa che attacca il funzionamento dei mercati da diverse angolazioni, rendendo la ricerca di rimedi efficaci particolarmente complessa e intrusiva.

Il clima di forte tensione sul mercato del credito e le cattive condizioni congiunturali in cui versa l’economia del Nuovo Continente hanno messo in ginocchio il mercato immobiliare americano, determinando condizioni di instabilità che non si vedevano dalla metà degli anni ‘70.

Il valore degli immobili negli Stati Uniti ha fatto registrare ieri un ulteriore indebolimento, con l’indice Standard & Poor’s/Case-Shiller a -10,7% nel mese di gennaio. L’incremento esponenziale dei pignoramenti e dei mutui insoluti in accoppiata con il numero crescente di case invendute stanno mettendo alle strette il settore del mattone. Secondo il prof. Todd Sinai, professore 39-enne alla Wharton School (Pennsylvenia University), le cause scatenanti il dissesto sarebbero due: 1) enorme disponibilità di credito a basso costo che ha drogato la domanda di immobili e la estrema facilità di erogazione dei prestiti; 2) aumento spropositato di nuove costruzioni dovuto alla forte speculazione edilizia in campo negli ultimi 10 anni. Secondo il prof. Todd il prezzo delle case non ha ancora toccato il fondo, e se l’economia dovesse indebolirsi ulteriormente, la crisi andrebbe avanti per anni.

Insieme ai prezzi del mattone, è in picchiata anche la fiducia dei consumatori americani che scivola in marzo ai minimi da 5 anni. L’indice di fiducia calcolato dalla Conference Board, infatti, è sceso a marzo a 64,5 punti dai 76,4 di febbraio, contro un’attesa degli analisti di 73 punti. Ancora più preoccupante è risultato l’andamento del sotto-indice sulle aspettative future dei consumatori, sceso a 47,9 punti dai 58 di febbraio. Valore più basso degli ultimi 35 anni.

Infine, veniamo alle banche, vero nodo del problema. Dopo aver dichiarato ingenti svalutazioni sui derivati in bilancio legati soprattutto ai mutui, dopo averle ripetutamente riviste al rialzo, e dopo aver assistito ad un salvataggio stile Grande Depressione del quinto gruppo bancario americano, i maggiori istituti di credito occidentali hanno messo a segno recuperi spesso a doppia cifra durante la giornata borsistica di ieri. A dare sollievo al settore ci ha pensato JP Morgan con la revisione a rialzo del prezzo di offerta per Bear Stearns (con evidenti speculazioni circa una situazione migliore del previsto dei relativi conti) e gli ottimi dati di bilancio di alcuni dei maggiori gruppi bancari Asiatici, soprattutto cinesi. Rialzi che letti con la lente dei fondamentali fanno pensare più ad un clima tra euforia e rimbalzo tecnico. I mercati di ieri, infatti, hanno ignorato l’irrigidimento delle condizioni sul mercato dei tassi di interesse, i cui spread sul tasso di politica monetaria stanno facendosi sempre più sostanziosi. L’Eurobor a tre mesi è a ben 70 punti base al di sopra del 4% fissato dalla BCE, mentre dall’altra parte dell’Atlantico si osservano deviazioni di 40-45 punti base (con un tasso di riferimento al 2,25%). A questo si aggiunga la previsione di Goldman Sachs di ulteriori 400 miliardi di dollari di svalutazioni potenzialmente ancora in pancia delle banche. Situazione questa di forte instabilità, sulla quale Noel Gordon, responsabile del settore bancario di Accenture ha una posizione di mesto realismo unito a cauto ottimismo: le banche non navigano in acque felici, il settore ha evidenti problemi; ma sta combattendo i suoi mali ed ha al suo fianco un potente alleato, la Fed, che ha dato un forte segnale al mercato circa la sua disponibilità ad intervenire prontamente. “Alla fine saranno più i vincitori che i vinti”, conclude Gordon, vendendo per il futuro nuove operazioni di consolidamento del settore bancario mondiale, in cui potrebbero farla da padrona le banche italiane, ad oggi tra le più solide.

Raffaele Lillo

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