Economia, Politica

Reddito di cittadinanza per rilanciare economia e abbattere debito

E se l’abbattimento del debito pubblico provenisse dalla ripresa strutturale dell’economia? Con il reddito di cittadinanza si può. Spieghiamo come finanziarlo, e quali effetti positivi su economia, occupazione, equità, emersione sommerso e riduzione del debito.

Uno dei problemi cardini dell’economia italiana è l’impoverimento progressivo di nuove generazioni e soggetti vulnerabili (famiglie a basso reddito con figli, impiegati e operai non specializzati). Disoccupazione, precarietà e contratti di lavoro con corrispettivi medio bassi stanno abbattendo la domanda interna e mettendo in ginocchio famiglie e imprese non esportatrici. Inoltre, questi problemi non fanno che acuire l’economia sommersa, che spesso viene utilizzata come ultima spiaggia per garantire forme precarie di sostentamento. Il reddito di cittadinanza può essere uno strumento efficace per dare una risposta a questi problemi. Al più che, alla maggior spesa iniziale, corrisponderebbero maggiori entrate erariali derivanti alla ripresa dell’attività economica “pulita” e dall’emersione di quella sommersa.

1) I beneficiari sarebbero, per definizione, soggetti a basso reddito che spenderebbero in consumi quanto percepito (propensione marginale al consumo è crescente al diminuire del reddito).
2) E’ possibile elargire il reddito di cittadinanza attraverso strumenti elettronici per loro natura tracciabili. Ciò migliorerebbe in maniera naturale l’emersione di parte dell’economia sommersa.
3) Il rafforzamento strutturale dell’attività economica che ne deriverebbe, darebbe un benefico impulso al mercato del lavoro, aumenterebbe le entrate erariali e ridurrebbe, a tendere, il numero di beneficiari del reddito di cittadinanza.
4) Le maggiori entrate fiscali provenienti dalla ripresa dell’economia, sarebbero indirizzate verso la riduzione del debito pubblico.
5) Una corretta formulazione delle regole per l’ottenimento del reddito di cittadinanza potrebbe agire da stimolo e incentivo ad aumentare il livello di istruzione della popolazione. Ciò migliorerebbe la competitività del nostro sistema produttivo e, in generale, il capitale umano del paese.

COPERTURA E SOGGETTI BENEFICIANTI
Ogni proposta è seria e valutabile fattualmente se è affiancata da indicazioni di copertura finanziaria. Innanzitutto, il reddito reddito di cittadinanza sarà devoluto a soggetti progressivamente più bisognosi, in funzione dell’entità del fondo di copertura. Ciò renderebbe economicamente sostenibile la proposta e farebbe si che i conti pubblici siano preventivamente messi in sicurezza. In fine, sarebbe possibile prevedere livelli diversi del quantum, in funzione del livello di istruzione del soggetto in modo da stimolare la formazione e il capitale umano dei cittadini.

La prima componente del fondo di copertura deriverebbe dalla messa a reddito dei 543.000 immobili pubblici (fonte ilSole24Ore), da cui potrebbero ragionevolmente derivare 15 miliardi l’anno (stima conservativa).
La seconda componente è da ricercare nella riduzione dei costi di funzionamento della pubblica amministrazione: 2 miliardi l’anno dall’abolizione totale delle province (stima Istituto Bruno Leoni), 200 milioni da riduzione numero di parlamentari, abolizione privilegi (es. mensa quasi gratuita, auto blu, servizio dentistico e medico, indennità di trasferta).
La terza componente, potrebbe risultare da tasse di scopo e liberalizzazione controllata di attività border line come il gioco d’azzardo (casinò e poker a terra, 200mln circa, su stima comparata gettito altri giochi legalizzati), prostituzione (300 mln circa, prendendo a riferimento la Germania).
La somma delle tre componenti proposte fa 17,7 miliardi, che darebbe la possibilità di elargire il suddetto reddito per 1,5 milioni di persone (il totale dei disoccupati ammonta a 2,9 milioni nel novembre 2012). Ovvero, 1000 euro netti al mese. A cui aggiungere gli 11 miliardi (Inps, dati 2011) che lo stato già offre sotto forma di cassa integrazione, assegni di mobilità e indennità di cassa integrazione. Tale importo può essere incrementato con la creazione di iniziative atte a ridurre la disoccupazione strutturale (liberalizzazioni).

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