Politica

Chi si siederebbe al tavolo da gioco con un baro?

Berlusconi PokerIl PD, e con lui tutto il paese, è di fronte ad una scelta dirimente: percorrere la strada stretta dell’intransigenza sulla composizione del governo, ovvero adattarsi a compromessi con il PDL pur di dare un governo al paese. La straordinarietà del periodo in cui si opera e il conseguente bisogno di dare risposte in tempi brevi, farebbero propendere per la seconda ipotesi. Precedenti di “grosse coalizioni” in Europa esistono (esempio di scuola è la Germania), e si sono rivelati piuttosto proficui nel far confluire energie più diverse verso obiettivi comuni. Pare che anche il Presidente della Repubblica ne sia convinto. Tuttavia, la singolarità del caso italiano non si esaurisce con il periodo storico-economico, ma è pervasa dalle caratteristiche degli attori politici chiamati a gestire l’empasse.

Il sistema politico italiano ha perso l’abitudine al dialogo e alla cooperazione. Un sistema maggioritario perverso ha distolto la propria ragion d’essere da meccanismo di governabilità, a leva per la prevaricazione degli interessi della maggioranza. A colpi di maggioranza sono state cambiate istituzioni importanti per la garanzia della vita democratica del paese, come la legge elettorale, riforma della scuola e università, giustizia. Tale “tirannia della maggioranza” ha separato i “designati” dai cittadini, e fatto perdere al Parlamento la sua funzione rappresentativa. “L’istituzione dei diritti”, scrive Ronald Dworkin, ” è cruciale perché rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far rispettare il diritto, deve essere ancor più sincera”. Purtroppo, come riconosce Stefano Rodotà, questi principi non scritti, ma fondativi della città democratica, sono stati estranei al modo d’essere della maggioranza del centrodestra. Troppe volte si è cercato di erodere principi e diritti costituzionali in favore di personalismi o interessi di parte. Troppe volte, promesse elettorali o accordi programmatici sono stati sfacciatamente dimenticati e sbeffeggiati.

La sciagurata apoteosi è stata raggiunta con l’esperienza del governo Monti, a cui l’intera maggioranza si è dovuta affidare per risolvere una situazione che essa stessa ha contribuito a creare. Nemmeno in questa occasione si è riusciti ad abbandonare logiche di parte per contribuire alla creazione di basi nuove su cui ripartire. Sono state approvate all’unanimità provvedimenti che hanno acuito la pressione fiscale, soprattutto sulle fasce più deboli, ma non si è indietreggiato di un millimetro quando si è cercato di controbilanciare con misure su liberalizzazioni, lavoro, giustizia. Così come si è andati diritti alla sfiducia quando esigenze elettorali lo richiedevano.

“Ma chi mai accetterebbe di sedersi ad un tavolo da gioco insieme ad un baro, al tavolo di un ristorante dove il cuoco è un noto avvelenatore travestito da chef creativo?” Stefano Rodotà

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